Custodi della Tradizione, Storia di un Lascito. La Nuova Biblioteca del Rito

Fratelli tutti che ornate le Valli, ciascuno secondo la propria Dignità e Grado, oggi non celebriamo soltanto una profana biblioteca. Celebriamo un atto di fedeltà. Celebriamo il ritorno di una memoria viva nelle mani del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Celebriamo una fiamma che non è stata lasciata spegnere, ma custodita, protetta e consegnata al futuro con amore, disciplina e senso del dovere.

La Nuova Biblioteca del Rito nasce dall’ultimo atto di fedeltà del Carissimo Fratello Illustre Pot.mo Bernardino Fioravanti, Sovrano Grande Ispettore Generale, 33° Grado, Ruolo d’Onore del Supremo Consiglio, che ha scelto di affidare al Rito Scozzese Antico ed Accettato il patrimonio della sua vita di studio e di ricerca. Rivolgiamo un pensiero di profonda gratitudine alla sua Famiglia, che, rispettando la sua volontà, ha permesso che questo dono divenisse patrimonio di tutti i Fratelli, affinché la Tradizione continui a vivere e la Luce possa essere trasmessa alle generazioni future.

Vi sono luoghi che diventano Templi perché custodiscono una Tradizione. Vi sono biblioteche che non conservano soltanto volumi, ma trasmettono una continuità interiore. Per questo possiamo parlare di una nuova Biblioteca di Alessandria. Non per imitare il passato, ma per raccoglierne l’insegnamento più alto: il sapere deve essere servito, difeso e tramandato. Quando Alessandria bruciò, l’umanità vide salire nel cielo non soltanto il fumo dei papiri, ma il dolore di una memoria spezzata. E tuttavia la Tradizione autentica non muore. Attende uomini degni di raccoglierla, di salvarla, di restituirla alla Luce.

E quando un Fratello affida il proprio sapere al Rito, non compie un gesto materiale.

Compie un atto sacro.

Dice al Rito: custodisci ciò che ho amato; proteggi ciò che ho servito; trasmetti ciò che ho ricevuto; fa’ che questa fiamma non muoia con me, ma continui a vivere nei Fratelli che verranno. Per questo oggi possiamo parlare di una nuova Biblioteca di Alessandria. Un Rito che custodisce la propria memoria custodisce il proprio futuro.

Così oggi il Rito non ricomincia.

Il Rito continua.

E questa è la prima grande verità che dobbiamo proclamare con fierezza scozzese. La continuità del Rito Scozzese Antico ed Accettato non si è mai interrotta.

La sua Luce non è mai stata spenta.

La sua catena non è mai stata spezzata.

La sua Tradizione, nella continuità del 1805, è rimasta viva, salda, ardente.

È stata provata.

È stata stretta.

È stata colpita.

È stata circondata dalla tempesta.

Ma proprio quando l’attacco sembrava volerla comprimere, il Rito ha mostrato la sua forza. Come un esercito disciplinato nell’arte della guerra, quando l’urto del nemico non lo disperde ma lo costringe a serrare i ranghi, a proteggere l’accampamento, a trasformare la pressione in compattezza, così il Rito ha saputo raccogliersi.

In questo assume un valore altissimo il gesto del Fratello. Affidando la propria raccolta al Rito, egli non ha consegnato soltanto dei libri, ma una parte della propria vita, dei propri studi, del proprio amore per la conoscenza. Ha scelto il Rito come custode. È un gesto che parla il linguaggio della fiducia, della continuità e della fedeltà.

Ogni dono alla Tradizione è una dichiarazione silenziosa: custodite ciò che io ho amato, proteggete ciò che io ho servito, trasmettete ciò che io ho raccolto.

Ma vi è un punto ancora più profondo da comprendere: la rinascita del Rito non è avvenuta nonostante la lotta. È avvenuta proprio nella lotta. Là dove qualcuno avrebbe potuto vedere la fine, il Rito ha trovato la propria vittoria. Là dove qualcuno avrebbe potuto vedere il crollo, si è manifestato il segreto più alto della Tradizione: Ordo ab Chao. Ordine dal caos. Luce dalla notte. Fedeltà dalla prova. Resurrezione dalla ferita.

E oggi noi siamo qui.

Siamo qui perché abbiamo custodito.

Siamo qui perché abbiamo resistito.

Siamo qui perché abbiamo creduto.

Siamo qui perché, quando sarebbe stato più facile arretrare, abbiamo scelto di restare.

Appartenere al Rito Scozzese Antico ed Accettato del 1805 significa sentire dentro di sé un richiamo antico.

Significa camminare sapendo che altri hanno camminato prima di noi.

Significa parlare con misura perché la parola pesa.

Significa tacere con dignità perché il silenzio custodisce.

Significa servire senza chiedere riconoscimento, perché il servizio è già onore.

Significa sapere che ogni Grado ricevuto è un compito.

Ogni giuramento è un sigillo.

Ogni Fratello è una responsabilità.

Ogni Tempio è un deposito di Luce.

Ogni libro custodito è una pietra posta nell’edificio invisibile della Tradizione.

Ecco perché questa Biblioteca non è un deposito.

E un atto d’amore.

È una dichiarazione di appartenenza.

E un altare della memoria.

E un campo di battaglia silenzioso sul quale il Rito afferma che il sapere non sarà abbandonato all’oblio.

In forma mitologica possiamo dire che il Rito ha conosciuto il proprio tradimento cesariano. Come Giulio Cesare, colpito da una mano vicina, anche il Rito è stato ferito nel punto più intimo: nella fiducia, nella catena, nella continuità. E tuttavia quella ferita non ha generato morte: ha generato risveglio. L’Aquila scozzese non è caduta. Si è elevata più alta, aprendo le ali sopra il disordine, sopra il dolore, sopra il tradimento, mostrando che ciò che appartiene davvero alla Tradizione non può essere distrutto da alcuna mano profana.

Anche Hiram conobbe la caduta, la perdita, il dramma della Parola. Ma il Cavaliere Kadosh va oltre quella soglia. Non rinnega Hiram: lo compie. Non resta prigioniero della morte del Maestro: trasforma la ferita in giustizia. La perdita in fedeltà, il dolore in dovere. In questo senso il Kadosh vince sul dramma hiramico: non perché cancelli la morte, ma perché la attraversa; non perché dimentichi il colpo, ma perché da quel colpo ricostruisce il Tempio. Questa è stata la vera vittoria del Rito: non il trionfo di uomini contro uomini, ma la vittoria della Tradizione sul caos, della fedeltà sul tradimento, del dovere oltre il dovere.

Ecco perché questa Biblioteca non è un deposito silenzioso. È un luogo di studio, di ricerca, di lavoro interiore. È una catena viva. La parola segreta non si grida nelle piazze: si trasmette da Fratello a Fratello, da Maestro a discepolo, da bocca a orecchio, nel silenzio sacro di chi sa custodire. Questa Biblioteca vuole essere proprio questo: l’orecchio del Rito aperto alla voce degli Antichi, il cuore del Rito disposto a trasmettere, il santuario della memoria destinato a restare. Noi non siamo proprietari della Tradizione. Siamo custodi temporanei. L’abbiamo ricevuta da chi ci ha preceduto e abbiamo il dovere di consegnarla integra a chi verrà dopo di noi. Questo è il patto: tra i morti, i vivi e coloro che non sono ancora nati; tra la cenere e la Fenice; tra la ferita e la resurrezione; tra il silenzio della Biblioteca e la voce viva del Rito.

Che questa Biblioteca sia dunque energia iniziatica, energia di studio, energia di fratellanza, energia di servizio. Che sia il segno visibile che il Rito Scozzese Antico ed Accettato, nella continuità della sua Tradizione del 1805, continua a vivere, a risorgere, a trasmettere. Se saremo fedeli, questa Biblioteca non sarà soltanto memoria: sarà futuro. Sarà il luogo in cui la Tradizione continuerà a parlare, la Fenice continuerà a levarsi, l’Aquila continuerà a volare, e il Rito continuerà a compiere il proprio dovere oltre il dovere.

Fratelli miei, Alessandria bruciò, ma il suo simbolo non è morto. Oggi quel simbolo rivive tra noi. Rivive in ogni libro custodito. Rivive in ogni giuramento mantenuto. Rivive nell’amore che portiamo alla Tradizione, alla Luce e al Rito Scozzese Antico ed Accettato. Custodiamo dunque questa eredità con spirito cavalleresco e cuore fraterno. Facciamolo con disciplina. Facciamolo con amore. Facciamolo con la certezza che ciò che oggi salviamo non appartiene soltanto a noi, ma alla Luce. E prima che questa Tavola si concluda, il nostro pensiero torna ancora una volta al Pot.mo Bernardino Fioravanti, Sovrano Grande Ispettore Generale, 33° Grado.

Grazie, Carissimo Fratello Bernardino, perché il tuo amore per il Rito continua oggi a vivere tra  questi libri e tra i Fratelli che li custodiranno e la tua fedeltà continuerà a parlare attraverso la Tradizione che insieme custodiamo.

La Tradizione vive. La Luce si trasmette. La Fenice si leva. Il Rito continua.

E oggi noi siamo qui.

Con orgoglio.

Con fedeltà.

Con amore infinito.

HUZZAI! HUZZAI! HUZZAI!

Il Sovrano Gran Commendatore, Andrea Roselli

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