Accoglienza del Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia

Illustrissimo e Venerabilissimo Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, Fratello Fabio Venzi, Potentissimi Fratelli che ornate l’Oriente, Fratelli Tutti che ornate le Valli, ciascuno secondo la propria Dignità e Grado, questa Tornata Nazionale resterà nella memoria del nostro Rito per ciò che la presenza del Gran Maestro Fabio Venzi, in mezzo a noi, significa. Benvenuto, Gran Maestro. Benvenuto nel Tempio che i Massoni Scozzesi d’Italia hanno costruito con le loro mani, con la loro Fedeltà, e, in questi anni difficili, con il loro sacrificio.

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Quando Salomone volle edificare il Tempio di Gerusalemme, non lavorò da solo. Chiamò a sé Hiram, re di Tiro, e con lui strinse un patto di fratellanza. Un incontro tra pari, tra sovrani, tra uomini che riconoscevano nel lavoro condiviso qualcosa di più grande di ciascuno dei due.

Ecco cosa rappresenta, per me, questo momento. Due Istituzioni distinte, ciascuna sovrana nel proprio ordine, ciascuna fedele alla propria storia e alla propria missione, che si incontrano sul terreno comune di ciò che veramente conta: la ricerca della Verità, la fedeltà alla Luce, il servizio all’Umanità.

La Gran Loggia Regolare d’Italia e il Rito Scozzese Antico e Accettato non sono la stessa istituzione né vogliono esserlo. E questa non è una distanza ma una ricchezza. Per sostenere l’architrave servono due colonne e la loro altezza, che richiama metaforicamente e, in un ambito significante più ampio anche allegoricamente, la loro dignità, deve essere la stessa perché la costruzione sia solida.

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Voglio essere chiaro su un punto, con l’affettuosa trasparenza e il fraterno rispetto che si deve a un ospite del Vostro rango. L’autonomia del Rito Scozzese Antico e Accettato non vuol essere arroganza né diffidenza. È una necessità dottrinale e storica. Il nostro Rito ha una liturgia propria, una filosofia propria, una catena di trasmissione propria che risale nel tempo molto al di là delle vicissitudini recenti.

E gli dobbiamo Fedeltà, perché custodire questa autonomia è un dovere verso coloro che ci hanno preceduto,che quell’autonomia ci hanno trasmesso, e verso coloro che verranno dopo di noi, a cui spetta a noi trasmetterla.

Siamo convinti che questo sia un valore, anche perché quell’autonomia altre volte nella storia del Rito è stata minacciata, limitata, compressa. Ed è proprio perché liberi e di buoni costumi che siamo in grado di stringere alleanze vere, di rendere onore vero, di offrire Fratellanza vera. Solo chi è libero può donare libertà. Solo chi è sovrano può riconoscere la sovranità altrui. La nostra amicizia con la GLRI è amicizia tra eguali. E questo la rende preziosa.

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Vi sono stati, in questi anni, uomini che sedevano tra noi, che avevano pronunciato i nostri giuramenti, che avevano ricevuto la nostra Luce e che, poi, hanno scelto di servire interessi e convenienze che con quella Luce non avevano nulla a che fare.

Non pronuncio il loro nome. Non è necessario.

A queste persone riservo il peso della loro stessa coscienza. E alla nostra Istituzione riservo l’insegnamento che ne deriva. La fedeltà ai giuramenti non è debolezza. È la colonna vertebrale di ogni Uomo degno di questo nome. È la pietra d’angolo senza la quale nessun Tempio può stare in piedi.

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E ora, Gran Maestro, mi rivolgo a Voi direttamente, ad alta voce e davanti ai Fratelli Scozzesi quali testimoni. Quando il Rito Scozzese Antico e Accettato italiano attraversava uno dei momenti più bui della sua storia recente, quando la stessa partecipazione al RSAA è stata definita “colpa massonica” (Decreto n. 10/AS del GOI 13 giugno 2024), la Grande Loggia Regolare d’Italia ci ha teso la mano. Non ha chiesto nulla in cambio. Ha riconosciuto la nostra legittimità, ha rispettato la nostra storia, ha aperto le sue porte.

Questo gesto di fratellanza autentica va al di là del protocollo istituzionale e rappresenta l’attuazione dei cinque punti della Maestranza che in molti hanno sentito ma pochi hanno interiorizzato al punto di farne regola di condotta. Ci ha ricordato che la Massoneria, quando è vera, riconosce la Luce ovunque essa si manifesti, anche quando quella Luce porta un nome diverso, abita un Tempio diverso, percorre un cammino diverso.

Per questo, a nome del Rito Scozzese Antico e Accettato e di tutti i Fratelli qui riuniti, possiamo, dobbiamo e vogliamo dirVi: grazie, Gran Maestro. Grazie alla Grande Loggia Regolare d’Italia. Questa gratitudine è incisa nella pietra della nostra storia comune.

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Già ora stiamo lavorando insieme, con reciproco beneficio. Stiamo accogliendo con gioia fraterna nelle fila scozzesi i Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia che ne fanno richiesta. Abbiamo notizia, d’altra parte, di Fratelli Scozzesi che si stanno avvicinando al Marchio e all’Arco Reale della GLRI, anche nella prospettiva di rafforzare i nostri rapporti con la formazione di Massoni realmente partecipi ad entrambe le Istituzioni.

Due strumenti diversi che suonano la stessa musica producono un suono più ricco di uno strumento solo.

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Concludo.

Gran Maestro, siete, nel nostro Tempio, come un Fratello tra Fratelli.Questa è la più alta accoglienza che possiamo offrirVi. E la più sincera.

Fratelli Scozzesi in piedi, una triplice batteria di giubilo e saluto al Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia!

Huzzai! Huzzai! Huzzai!

 

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