Potentissimi Fratelli che ornate l’Oriente, Fratelli Tutti che ornate le Valli, ciascuno secondo la propria Dignità e Grado,
Vi parlo, oggi, non soltanto come vostro Sovrano Gran Commendatore ma come Fratello, come compagno di cammino dopo un biennio di prova per noi tutti. Vi parlo con la voce di chi ha vegliato con voi nelle notti più lunghe, di chi ha visto vacillare ciò che sembrava incrollabile, e di chi — proprio come voi che siete qui, ora — non ha mai smesso di credere.
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Non è stata la prima prova che il nostro Rito è stato chiamato ad affrontare dalla sua fondazione, dal 16 marzo 1805. Ben altre tempeste abbiamo attraversato. Dal Congresso di Vienna del 1814-1815 e fino al 1848 la massoneria fu proibita e perseguitata dal giogo austriaco. Negli anni bui dei regimi totalitari europei del primo novecento la massoneria fu nuovamente oggetto di persecuzione. Il SGC Alessandro Tedeschi, ebreo in esilio in Francia, fu trovato morto il 19 agosto 1940 per mano della Gestapo. Negli anni settanta del millenovecento il Rito visse un drammatico conflitto che portò il SGC Vittorio Colao, il 4 maggio 1977, a sciogliere tutti i Corpi Rituali del Rito, espellendo i Fratelli dissenzienti, e a costituire un nuovo Supremo Consiglio. Con tutto ciò che ne è seguito.
Questo non per sottovalutare la gravità dei fatti che abbiamo vissuto insieme ma per metterli in prospettiva. Gli ultimi due anni hanno rappresentato per il RSAA una vera e propria ordalia, nel senso più antico e iniziatico del termine: una prova attraverso la quale il metallo impuro viene separato dall’oro. Ma è solo dalla prova che viene l’evoluzione; è solo con la crisi che si fa esperienza della crescita. Non è la prima volta e non sarà l’ultima.
La Nigredo rappresenta la condizione necessaria per poter procedere con il Lavoro di perfezionamento. Al Corvo segue il Cigno e al Cigno segue la Fenice.
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Abbiamo conosciuto l’insidia della pressione esterna e le manovre di chi voleva piegare la nostra sovranità. Di chi ha definito la partecipazione al RSAA come “colpa massonica” (Decreto n. 10/AS del GOI 13 giugno 2024) ed ha condizionato la partecipazione al proprio ordine allo spergiuro e alla dissociazione dal Rito (Comunicazione del GOI del 30 aprile 2025). Di chi ha avuto la pretesa, indebita, di esercitare un controllo che non gli appartiene e che la storia del Rito non ha mai concesso ad alcuna obbedienza e mai concederà.
Mai!
Il Rito, il nostro Rito, è una cattedrale autonoma, con le sue fondamenta, le sue colonne, il suo cielo. E nessuno può pretendere di abitarla senza averne varcato le porte con la dovuta riverenza.
Vi sono stati, in questi anni, alcuni, molti, che hanno pronunciato giuramenti su questo Rito, hanno ricevuto i suoi gradi, si sono nutriti della sua Luce e, poi, hanno scelto la comoda via dell’abbandono, del compromesso, della connivenza con chi quella Luce voleva spegnere o aggiogare. A costoro riservo il peso della loro stessa coscienza. La Tradizione insegna che il karma, la legge di causa ed effetto, non conosce amnistie né prescrizioni. Chi ha voltato le spalle alla Luce vivrà nell’ombra che si è costruito con le proprie mani. Indipendentemente dai risultati accidentali, materiali, terreni che possano esser stati ottenuti.
Nessuno è immune dal rischio, Fratelli miei. La Fedeltà è la vera misura dell’uomo, quella che resta quando tutto il resto è stato tolto. È per questo che sin dal IV Grado insegniamo la fedeltà fino alla morte.
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In mezzo alla tempesta, ciò che ci ha salvato è stata la Tradizione che, nelle parole di Gustav Mahler, non è adorare le ceneri, ma custodire il fuoco.
Una tradizione che non risale alla fondazione del primo Supremo Consiglio a Charleston, negli Stati Uniti, il 31 maggio 1801. Non risale alle Ordonnances générales della Gran Loggia di Francia del 1743 né al Capitolo di Clermont del 1754. Risale, invece, alle origini stesse dell’umanità e a quegli insegnamenti che sono fuori dal tempo e fuori dallo spazio e, in quanto tali, aggiudichiamo al Sacro.
Questa è la ragione per cui il RSAA non poteva, non può e non potrà mai essere ridotto a strumento di altri: perché la sua essenza risiede in una Verità interiore che nessun decreto, nessuna sentenza, nessuna legge, per quanto ingiusta e corrotta, può confiscare.
E questa è la ragione per cui una delle condizioni irrinunziabili per il valore iniziatico del Rito è, e rimane, la sua regolarità, che consiste nel riconoscimento del Supreme Council of the Southern Jurisdiction “Mother Supreme Council of the World”. Riconoscimento che il Supremo Consiglio “Madre del Mondo” ha confermato al nostro RSAA con comunicazione del 16 aprile 2025.
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E ora permettetemi di abbracciarvi, ciascuno di voi, ciascuno di voi che ha resistito. A voi, che avete mantenuto vivo il nostro Rito. A voi che avete scritto, telefonato, deciso di rimanere uniti quando sarebbe stato più semplice cedere. A chi ha dato tanto, a chi ha dato quel che ha potuto, a chi ha semplicemente resistito, a chi non ha potuto dare alcun contributo ma è rimasto fedele ai giuramenti fatti ed ora è qui.
A tutti voi va il mio più profondo rispetto e la gratitudine del Rito intero. Sappiate che ogni gesto è stato visto, ricordato e custodito.
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In quest’ora di prova, l’Universo ci ha condotti verso la Grande Loggia Regolare d’Italia, con la quale il Rito ha deliberato di stabilire rapporti di reciprocità il 12 aprile 2025.Alla GLRI va la nostra gratitudine più sincera e più solenne per aver aperto a noi le sue porte con la generosità di chi conosce il valore della regolarità e della fratellanza autentica.
Anche questo è stato un segno, che ci ricorda i cinque punti della maestranza, che non sono parole morte ma essenza della vita iniziatica: non è stato un calcolo di convenienza ma un atto di riconoscimento, un atto massonico nel senso più pieno e più nobile del termine.
Insieme a loro costruiremo qualcosa di più solido di ciò che avevamo prima, perché edificato non sulla sabbia dei compromessi, ma sulla roccia della regolarità, della Tradizione, della ritualità. Ogni architrave autentico deve poggiare su colonne autentiche. Ogni Tempio degno di questo nome deve essere costruito secondo le regole dell’Arte.
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Ma non sono qui per parlare solo di ciò che è stato. Sono qui anche per dirvi dove andiamo.
Abbiamo intrapreso e ormai sostanzialmente terminato il riordino dei Corpi del Rito. Siamo tornati operativi in tutti i Gradi. Abbiamo celebrato i primi passaggi di Grado. Abbiamo avuto le prime ammissioni nelle Camere del IV Grado.
Stiamo restaurando le mura di cinta provate dallo scontro. Stiamo ricostruendo gli arredi sottratti. Stiamo abbellendo di nuovo i nostri Templi. Ma ricordiamoci: il Rito non si misura in numeri; si misura nella qualità degli uomini che lo compongono e nella fedeltà ai Rituali ricevuti in consegna dalle generazioni che ci hanno preceduto per il beneficio di quelle che verranno.
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Concludo.
Nell’iconografia ermetica il sole non chiede il permesso di splendere. Non si giustifica di fronte alle nuvole. Non negozia la propria luce con le tenebre. Semplicemente: sorge. Ogni mattina, sorge, indifferente a ciò che la notte ha fatto. E, quando sorge, il buio arretra.
Noi siamo questo. Siamo la certezza che le prove non ci hanno piegato e mai ci piegheranno perché ciò che siamo nel profondo non può essere piegato da ciò che viene dall’esterno.
Il pellicano della tradizione esoterica, simbolo del vero Maestro, nutre i propri figli col proprio sangue. Questo è l’archetipo del nostro servizio: non ricevere, ma dare. Non salire, ma sollevare. Non precedere ma condurre. Non brillare da soli, ma essere la lampada che contribuisce a che anche altri vedano la strada.
La Tradizione vive. Il Rito resiste. Noi siamo il Rito.
Huzzai! Huzzai! Huzzai!
Il Sovrano Gran Commendatore, Andrea Roselli

