Intervento del Pot.mo e Ven.mo Gian-Paolo Barbi Sovrano Gran Commendatore del R.S.A.A. alla Gran Loggia di Rimini 2022

Illustrissimo e Venerabilissimo Gran Maestro, Illustrissimi e Venerabilissimi Gran Maestri delle Delegazioni Estere, Fratelli che secondo i vostri gradi, Incarichi e Rappresentanze sedete all’Oriente, Maestri Venerabili, Fratelli tutti, è la prima volta che, in qualità di Sovrano Gran Commendatore, ho il piacere e l’onore di parlare in questo Tempio augusto. Pertanto, per prima cosa desidero esprimervi il fraterno saluto di tutti i Fratelli del Rito Scozzese Antico e Accettato.
Mi è caro, in questa solenne occasione, ricordare che i rapporti tra l’Ordine ed il Rito Scozzese sono di stretta inclusione, è, infatti, evidente che, se non tutti i Fratelli dell’Ordine fanno parte del Rito, è assolutamente vero che tutti i Fratelli del Rito fanno parte dell’Ordine. Tale concetto non deve comportare l’esistenza di una realtà ibrida e confusa, ma quella di un reciproco arricchimento. Ricordo Leon Battista Alberti che sosteneva:
“La bellezza è armonia, concinnitas, tra tutte le parti riunite in un insieme: se togli o aggiungi un elemento comprometti il tutto”.
Non a caso ho fatto un cenno ad un architetto, noi tutti siamo costruttori, ma il segreto che ha consentito alle cattedrali gotiche di svilupparsi verso l’alto, nell’intento di avvicinarsi maggiormente al Grande Architetto Dell’Universo, è stato quello di realizzare un’equilibrata armonia tra le parti.
In questo modo è facilmente comprensibile come l’armonia sia la premessa indispensabile per coloro che desiderano sinceramente collaborare tra loro per edificare templi luminosi alla virtù e scavare oscure e profonde prigioni al vizio.
La concordia, che deve sempre regnare tra Ordine e Rito Scozzese Antico ed Accettato, non può e non deve limitarsi ad un banale “andare d’accordo”, che, letto in altro modo, si ridurrebbe ad un ignorarsi reciprocamente; la nostra concordia deve essere la palese dimostrazione del principio unificatore e trascendente che ci permea. Il bene dell’Ordine deve comportare il bene del Rito, e viceversa.
Il necessario reciproco rispetto delle relative autonomie e competenze va letto simbolicamente come quello dei due serpenti intrecciati nel caduceo, simbolo di quella pace e di quel benessere che solo uniti possiamo realizzare.
Illustrissimo e Venerabilissimo Gran Maestro, il mio intervento è concluso, Vi ringrazio per avermi concesso la parola.

Rimini, 8 aprile 2022

Gian-Paolo Barbi, 33° SGC

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